Chi nasce in una famiglia confusiva, invischiata e invischiante, pensa che il disagio, la poca chiarezza dei ruoli e delle dinamiche sia la norma. Crede che la felicità non sia un diritto e nemmeno un dovere. Crede inoltre che farsi carico del proprio sentire, dei propri bisogni emotivi, di cosa sia giusto e cosa non lo sia per il proprio benessere sia utopistico e che sia cosa buona e giusta occuparsi dei bisogni degli altri componenti della famiglia o del partner. Nei nuclei familiari invischiati, infatti, i confini tra i protagonisti della famiglia sono deboli o inesistenti. In questo contesto, l'amore non viene vissuto come un possibile spazio di crescita individuale, ma come una forma di fusione totale per diventare soffocante e confondente.
Quando i figli del partner diventano un problema per la nuova coppia
Gilda, la bambina madre di sua madre Alcuni passaggi sono stati inventati o modificati per motivi creativi e di privacy. In una famiglia ingarbugliata e infelice nasce Gilda, nome di fantasia. La piccola cresce senza essere troppo accudita e impara sin da subito a cavarsela da sola. La madre era un’alcolista e il padre un uomo tremendamente aggressivo e spesso altrove. Gilda apprende precocemente come cucinare la pasta per la madre e per sé. A lavare i pavimenti dopo che la madre vomita per paura di scivolare e farsi male. A fare il bucato e a rifare i letti. Sin da piccolissima aveva automatizzato una sorta di rituale: si dava il turno con la madre nella gestione delle rispettive necessità. Quando la madre era sobria - cosa che nel tempo avveniva di rado -, il loro legame sembrava essere paritario, caratterizzato dalle solite, funzionali, dinamiche madre-figlia; quando era ubriaca, Gilda diventava la madre di sua madre. Il padre era un uomo ruvido dal carattere burbero: non amava le smancerie, le sdolcinatezze e le parole. Era un uomo concreto. Portava i soldi a casa e pretendeva i pasti caldi e la casa pulita.








