Daniela, nome di fantasia, è una donna sospettosa. Lo è sempre stata, e nonostante durante tutta la sua vita avesse duellato con questa sospettosità congenita, non è mai riuscita a debellarla. Daniela, sin da bambina, aveva conosciuto la diffidenza e la sottomissione ben miscelate a violenza domestica e abusi narcisistici. In casa si era sempre respirata un’aria inquinata dal sospetto e da verbalizzazioni manipolatorie e ricattatorie, che per lei erano diventate la norma per garantire il quieto vivere. Daniela ha dei ricordi nitidi che non la abbandonano mai e che le tornano in mente e nel cuore soprattutto quando decide di fidarsi: la madre che frugava nelle tasche del padre fedifrago, che profanava il suo cellulare alla ricerca dell’amante di turno che abitualmente trovava, che lo pedinava con la sorellina minore in auto e un chiaro stato alterato di coscienza.
"Ho letto le chat di mio marito con l'amante e ho scoperto di non conoscerlo"
"Io amo gli animali, il mio fidanzato li detesta. Come faccio a sposarlo?"
La terapia Lo scorso anno Daniela mi consulta perché decide di voler cambiare ma non sa come fare. Questa volta crede di amare un uomo diverso, perbene, affettuoso, “senza segreti”, mi racconta in sede di prima consulenza. Questa volta non può più permettersi di rovinare tutto con la sua gelosia e diffidenza. Mi chiede di insegnarle ad avere fiducia perché ha ben chiaro che senza la fiducia non può esserci l’amore. Le sue terre dell’infanzia sono bucherellate e ancora dolenti. In fondo, non ha mai perdonato la madre per tutto quello che ha fatto vivere a sua sorella e a lei, e per non avere lasciato il padre alla scoperta dei reiterati tradimenti. Daniela è livida di rabbia e di rancore, che poi riversa nelle sue relazioni d’amore.






