In quella bollente estate del 1962, Los Angeles boccheggia dal caldo, Hollywood vive l’età dell’oro e Marilyn Monroe è la donna più desiderata del pianeta. Bellissima sì, ma triste, sola e nel frullatore di una vita folgorante dove non si sa se sono di più i riflettori o le ombre. Quando muore, nella notte fra il 4 e il 5 agosto 1962, Norma Jeane Mortenson ha 36 anni e il mondo ai suoi piedi. Eppure, quella notte muore. Anzi, si uccide.
Perché? Come? Il suo corpo nudo, steso sul letto in trasversale, ugualmente bellissima come se dormisse con le iconiche gocce di Chanel numero 5, viene ritrovato nella sua abitazione al 12305 di Fifth Helena Drive, a Hollywood, dove viveva con la sua governante Eunice Murray, già informata del fatto che sarà licenziata. È lei che alle 22 del 4 vede la luce sotto la sua porta, ma solo intorno alle 3.30 si preoccupa e chiama lo psichiatra di Marilyn, Ralph Greenson. Lui dirà di aver rotto il vetro della finestra della camera da letto dell’attrice – ma i frammenti di vetro furono ritrovati all’esterno e non all’interno come avrebbe dovuto essere – e di averla scoperta senza vita sul letto.
Come è morta? Per il medico legale, il patologo Thomas Noguchi, è "avvelenamento acuto da barbiturici, dovuto a un’overdose endovenosa o per ingestione. Probabile suicidio". Ah sì? Ecco invece cosa disse il sergente Jack Clemmons, il poliziotto dell’Lapd, il Dipartimento di Los Angeles, che arrivò per primo a casa dell’attrice: "Le sue mani erano lungo i fianchi e le gambe tese in modo perfettamente dritto. I flaconi di pillole sul comodino erano stati disposti in perfetto ordine e il corpo era posizionato deliberatamente. Tutto appariva fin troppo ordinato. Era la scena del crimine più palesemente artefatta che avessi mai visto".












