Una biografia riscrive le circostanze della morte di Marilyn Monroe a 100 anni dalla sua nascita. La scomparsa dell’attrice 36enne, classificata come suicidio, sarebbe invece da attribuire a un errore del suo medico.

A oltre sessant'anni dalla morte di Marilyn Monroe, una nuova biografia riapre il dibattito sulle circostanze che portarono alla scomparsa dell'attrice, classificata come suicidio. Secondo lo scrittore Andrew Wilson, autore della biografia I Want to Be Loved By You: Marilyn Monroe – A Life in 100 Takes, la diva di Hollywood non si sarebbe tolta la vita, né sarebbe stata vittima di un complotto politico legato al rapporto con i fratelli John e Robert Fitzgerald Kennedy: a ucciderla sarebbe stato un errore medico.

La tesi arriva nell'anno del centenario della nascita dell'attrice, nata il 1° giugno 1926 come Norma Jeane Mortenson e diventata una delle figure più simboliche della storia del cinema. Per decenni la morte di Marilyn Monroe, avvenuta nell'agosto del 1962 a soli 36 anni, è stata al centro di teorie e ricostruzioni contrastanti. La versione ufficiale parlò di una probabile overdose di farmaci che l’attrice avrebbe assunto con lo scopo di togliersi la vita. Ma Wilson propone una ricostruzione diversa che attribuisce un ruolo centrale a Hyman Engelberg, il medico personale dell'attrice. Per anni il dottore – morto nel 2005 – sostenne di non aver mai prescritto a Monroe l'idrato di cloralio, uno dei farmaci trovati nel suo organismo dopo la morte. Durante le ricerche per il libro, però, l'autore ha rintracciato una prescrizione che risale al giugno 1962, due mesi prima della morte. E a firmarla affinché Marilyn potesse accadere al farmaco fu proprio Engelberg.