Chissà che fine avrebbe fatto, quante altre ne avrebbe combinate, e magari che vecchia signora formidabile sarebbe diventata, finalmente saggia o cinica, come se poi ci sia differenza. Un’ucronia di Bruna Magi la immagina ricevere un Oscar alla carriera dalle mani di Brad Pitt e poi diventare, addirittura, la prima presidente donna degli States. Oggi Marilyn Monroe, di suo Norma Jeane Mortenson, avrebbe compiuto cent’anni e il temuto fiume di articoli, ricordi, biografie, servizi tivù, libri, interviste ai rari cari non ancora estinti e “rivelazioni” per lo più già rivelate è diventato un’alluvione.
Si rivedono all’infinito le immagini “iconiche”, come si dice in banalese, di una carriera breve e irripetibile: Diamonds are a girl’s best friend cantato in lungo rosa (di William Travilla, ma nel 1953 gli stilisti erano ancora sarti) in Gli uomini preferiscono le bionde, lei con la gonna bianca (sempre Travilla) sollevata dallo sfiatatoio della metro di Manhattan (era il 15 settembre 1954, all’incrocio fra la Lexington e la Cinquantaduesima, per la precisione) in Quando la moglie è in vacanza, Happy birthday, mister President intonato per John Fitzgerald Kennedy al Madison Square Garden.










