Caro dottor D’Alessandro,
non c’è giorno che non si legga sui giornali di qualche giovane studente che si presenta a scuola armato, pronto ad aggredire compagni e, soprattutto, docenti. Leggo anche le interviste ai grandi psicologi e qualche volta trovo esagerato l’invito alle punizioni severe, come se ce li dovessimo ritrovare tutti in carcere magari, come ricorda sempre qualche politicante di turno, buttando via la chiave. Altre volte trovo considerazioni più accettabili da parte di chi non sembra invasato nel dare giudizi e cerca prima di capire che cosa si nasconda dietro un fenomeno pur allarmante.
I giovani sono figli e noi genitori non possiamo esimerci da un’assunzione di responsabilità che spesso appare tiepida. Poi, siccome questi figli vanno a scuola, in piazza, frequentano gli altri, giocano a pallone con altri ancora, facendo parte totalmente della società, forse ci vorrebbe una riflessione più ampia capace di investire anche quelli che parlano tanto e poco fanno per cambiare il verso del mondo.
Angelino – Campobasso
Caro Angelino,











