Dopo i recenti episodi di spray urticante spruzzato all’interno delle scuole aretine, il livello di attenzione sale e istituzioni, forze dell’ordine e dirigenti scolastici fanno fronte comune. Non più soltanto "bravate" adolescenziali, ma comportamenti che possono provocare conseguenze serie e mettere a rischio la sicurezza degli studenti. È con questo obiettivo che il Prefetto di Arezzo ha convocato una riunione straordinaria alla presenza di Questura, Carabinieri, Vigili del fuoco, servizio di emergenza sanitaria 118, Ufficio scolastico provinciale e dirigenti delle scuole del territorio. L’incontro è nato dopo gli episodi verificatisi nei giorni scorsi nel capoluogo. L’ultimo martedì 26 maggio all’istituto Buonarroti Fossombroni, dove una bomboletta di spray al peperoncino è stata spruzzata in classe provocando l’intossicazione di sei persone, tra studenti e personale scolastico. Tre ragazzi sono stati trasportati al pronto soccorso dell’ospedale San Donato, uno in codice di media gravità. La bomboletta sarebbe stata poi nascosta in un aeratore e l’autore del gesto sarebbe già stato individuato. Nei giorni precedenti un fatto analogo era avvenuto anche nella succursale di piazza della Badia, con tre studenti intossicati e due minorenni individuati come presunti responsabili. "La riunione è stata molto importante perché ha consolidato ancora di più la rete aretina di intervento", spiega il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Roberto Tagliaferri. "Erano presenti praticamente tutte le scuole superiori della città e anche una dirigente di istituto comprensivo, perché episodi simili hanno interessato pure realtà diverse dalle superiori. C’erano il Prefetto, il Questore, il comandante provinciale dei Carabinieri, i Vigili del fuoco e il sistema dell’emergenza. È stato un confronto molto concreto". Dal vertice è emersa la volontà di rafforzare il coordinamento tra scuola e forze dell’ordine, puntando non soltanto sul controllo ma soprattutto sulla prevenzione. "Abbiamo deciso di intensificare monitoraggio, informazione e formazione – sottolinea Tagliaferri – ma anche di intervenire con sanzioni disciplinari e segnalazioni alle autorità competenti quando necessario. I ragazzi devono comprendere che ogni gesto comporta responsabilità precise". Particolare attenzione sarà riservata al coinvolgimento diretto degli studenti. "Quando vogliamo trasmettere messaggi importanti partiamo sempre dai ragazzi – spiega ancora Tagliaferri –. La Consulta provinciale degli studenti e i rappresentanti d’istituto saranno fondamentali perché un messaggio detto da un coetaneo arriva in modo più efficace rispetto a quello di un adulto". Il dirigente scolastico ribadisce però anche la necessità di equilibrio. "Non possiamo pensare di trasformare le scuole in luoghi militarizzati o fare perquisizioni agli ingressi. Quello che possiamo fare è alzare ulteriormente l’asticella dell’attenzione e rafforzare i presìdi all’esterno degli istituti, cosa che le forze dell’ordine hanno sempre garantito con grande collaborazione". Tagliaferri insiste infine sul valore educativo della responsabilità personale. "I giovani devono capire che assumersi le conseguenze delle proprie azioni è fondamentale. Questi episodi riguardano pochi casi isolati, mentre la stragrande maggioranza degli studenti vuole semplicemente vivere la scuola in serenità, studiare e costruire il proprio futuro in un ambiente sicuro".