Due sere fa in una stazione periferica di Milano un giovane è stato aggredito da una gang non identificata e accoltellato a morte. Ma è solo uno dei tanti, perché fare la fatica di mettere in sicurezza il territorio, quando il problema è sempre e solo “di tipo educativo”? E perché fare la fatica di proteggere l’autorità, la dignità professionale, oltre che la sicurezza degli educatori – gli insegnanti della scuola – se tanto persino le aggressioni violente nei loro confronti possono essere derubricate a bazzecole irrilevanti? O forse a momenti di crescita nel mondo fatato di un’educazione alternativa?A Parma un professore di un Itis è stato inseguito da alcuni ragazzi con intenzioni violente, è stato soccorso da un collega che ha bloccato a terra uno studente, ed è stato colpito anche lui. C’è un video in rete. Il docente ha voluto ridimensionare il fatto, e ha scelto di non fare denuncia: “Non considero un’aggressione quella che si vede nel video e io non ho subito alcun danno. Considero il mio non denunciare un intervento educativo”. Tutto è nato da un rimprovero fuori dalla scuola, a cui uno studente avrebbe reagito insultando: “Ha risposto che le spiegazioni me le avrebbe date lui con i suoi amici”. Poi l’aggressione. Ma secondo il prof. non è accaduto niente. E’ molto più educativo non denunciare: “Sono ragazzi con le idee confuse, devono capire le conseguenze dei loro gesti”.La sua scelta ha avuto il plauso della scuola, territorio rassegnato di un pensiero unico che ha abdicato da tempo non solo alla disciplina (vade retro!) ma persino alla sicurezza del suo personale. Anzi, i veri colpevoli, agli occhi del novello re Salomone, finiscono per essere la forze dell’ordine: “Ho passato due ore in questura dove hanno cercato di convincermi a denunciare quei ragazzi. Mi hanno quasi implorato di farlo e li comprendo, perché loro hanno comunque lavorato al caso e quindi buttano via un paio di giorni di lavoro”. Buttano via?