Secondo il ministro, il professore che non denuncia “sta di fatto dicendo ai ragazzi che non c’è differenza tra rispettare le regole e ignorarle”
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Il caso di Parma sta facendo molto discutere per due elementi principali: da un lato la violenza esplosa da parte del gruppo di giovanissimi nei confronti di due docenti, il tutto ripreso in un video, dall’altro il depotenziamento di quanto accaduto da parte degli stessi professori, che hanno scelto di non denunciare. Uno di loro, in un’intervista concessa alla Rai, ha sottolineato di non essere stato colpito dai calci che uno del gruppo ha sferrato e che il suo collega non si è nemmeno accorto che un altro del gruppo stava usando contro di lui una cintura come frusta. Ha anche aggiunto che non trova corretto dover procedere con la querela di parte, che non farà, perché sarebbe compito dello Stato individuare e punire i reati. E poi viene considerato più educativo per i giovani non procedere con la denuncia: la scuola per loro ha disposto 30 giorni di sospensione. Questa impostazione non trova però d’accordo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che in un’intervista al Corriere della sera ha spiegato le sue ragioni. “Con questo governo l'epoca del giustificazionismo è finita e se un docente viene aggredito non ci può più essere comprensione, perché le norme ci sono e vanno applicate”, ha dichiarato il ministro. Per Valditara, infatti, “un insegnante aggredito che banalizza quanto avvenuto e decide di non denunciare non compie un atto educativo, ma scardina il principio di autorevolezza e responsabilità che la scuola deve incarnare” perché, ha sottolineato, “il problema non è quanto male ti hanno fatto, ma il rispetto verso i docenti e il rifiuto della violenza come strumento per risolvere le controversie”. Con questa postura, ha proseguito il ministro, il docente “sta di fatto dicendo ai ragazzi che non c’è differenza tra rispettare le regole e ignorarle. Da ministro, ma anche da genitore, non posso condividerlo”. All’obiezione che una denuncia potrebbe inficiare il percorso da adulti di quelle persone, il ministro ha replicato che “la sanzione non distrugge il futuro, serve a far maturare la persona. Non è cattivismo, è educare alla responsabilità", ricordando che che per i minorenni sono previsti strumenti rieducativi. Per il ministro “ci vuole un messaggio educativo forte: non si accetta il linguaggio della prepotenza, l’autorità va rispettata”.










