di
Gianna Fregonara
Il ministro dell'Istruzione e del merito sulla scelta del docente di Parma: «I ragazzi dell'aggressione vanno resi responsabili»
Ministro Valditara, il professore di Parma che è stato aggredito la settimana scorsa da un gruppo di ragazzi ha detto al Corriere che ha deciso di non denunciarli perché non lo considera un atto educativo. Lei è d’accordo?«Con questo governo l’epoca del giustificazionismo è finita. Se un docente viene aggredito non ci può più essere comprensione. Le norme ci sono e vanno applicate. Quello che è successo è un fatto di assoluta gravità. Io penso che un insegnante aggredito che in qualche modo banalizza quanto avvenuto dicendo che non si è trattato di una aggressione, che ha voluto accettare il loro “linguaggio”, e che, aggiunge, di non volerli denunciare non stia compiendo un atto educativo, bensì stia scardinando il principio di autorevolezza e responsabilità che la scuola deve incarnare. Sta di fatto dicendo ai ragazzi che non c’è differenza tra rispettare le regole e ignorarle. Da ministro, ma anche da genitore, non posso condividerlo».
Sembra di capire che, secondo il prof, si tratta di modulare la risposta: non ci sono state ferite né lesioni, la scuola decide le sue sanzioni - i ragazzi sono stati sospesi per 30 giorni e verranno bocciati - ma lasciando fuori l’autorità giudiziaria. «Il problema non è se vai in ospedale, di quanto male ti hanno fatto ma di rispetto verso i docenti, verso ogni persona, di rifiuto della violenza per risolvere le controversie. Ci vuole un messaggio educativo forte: non si accetta il linguaggio della prepotenza, l’autorità va rispettata. Il professore sostiene che la denuncia avrebbe “distrutto il futuro” dei tre ragazzi: la sanzione non distrugge il futuro, serve a far maturare la persona. Oltretutto, essendo minorenni, per quello che hanno fatto non è prevista certo la galera, ma altri strumenti rieducativi. Non è “cattivismo”, è educare al farsi responsabili. E poi certo, dopo la sanzione, la scuola ha il compito di accompagnare quei ragazzi, non di abbandonarli».










