Leggi

di Alfredo Zermo

29 Maggio 2026, 19:14

Non solo un coltello portato in aula, ma anche un cellulare acceso, usato - secondo le prime ricostruzioni - per riprendere e perfino trasmettere la scena. In una classe di scuola media, in un paese che vive soprattutto di turismo e normalità quotidiana, la violenza ha assunto la forma doppia del gesto e della sua esposizione. È questo il tratto che rende il caso di San Vito Lo Capo qualcosa di più di un grave episodio scolastico: un fatto che costringe a guardare insieme la fragilità dei minori, l’autorità educativa, il peso dei social e la difficoltà di leggere il disagio quando ha appena 11 anni.

Secondo le ricostruzioni fin qui emerse, un alunno di prima media, nella mattinata di oggi, ha tentato di aggredire il proprio professore di tecnologia all’interno della scuola secondaria di primo grado “E. Fermi” di San Vito Lo Capo, che fa capo all’Istituto Comprensivo “G. Lombardo Radice – E. Fermi”. Il docente è riuscito a bloccare l’azione e a disarmare il ragazzino, evitando conseguenze ben peggiori. Sulla dinamica e sugli effetti fisici dell’aggressione, le prime notizie non sono ancora perfettamente sovrapponibili: alcune fonti parlano di lievi ferite, altre di un insegnante rimasto illeso perché il colpo non sarebbe andato a segno. In ogni caso, il dato centrale non cambia: il tentativo c’è stato, ed è avvenuto durante le lezioni, davanti ai compagni.