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Sulla possibilità di un accordo preliminare con l’Iran per la fine della guerra si sta ripetendo lo schema già visto negli ultimatum degli Stati Uniti: il presidente Donald Trump usa termini come «finale» o «definitivo», lo dà per imminente ma poi non è così. Passa un po’ di tempo e Trump torna a dire che ci siamo quasi, portandosi appresso i media che danno conto delle sue dichiarazioni con gradi diversi di cautela.

È successo anche venerdì, quando Trump aveva creato grosse aspettative con un post, pubblicato prima di una riunione alla Casa Bianca, in cui diceva che stava per prendere una «decisione finale» sull’approvazione di un accordo. Intanto i media iraniani lo smentivano. La riunione era finita due ore dopo, senza che se ne sapesse niente o venisse comunicato un accordo. Anche lo scorso fine settimana Trump aveva sostenuto che l’accordo fosse vicino.

Il New York Times ha ricostruito, sulla base di fonti nel governo statunitense, che l’esito della riunione è stato in realtà un altro rispetto a quello annunciato da Trump. Trump ha cambiato idea sulle condizioni per un accordo con l’Iran, al punto che si può parlare ora di una nuova proposta, di cui però non si conoscono i dettagli. Secondo i funzionari sentiti dal giornale statunitense, le modifiche dovrebbero servire a mettere pressione sul regime iraniano.