Con l’ennesima giravolta, Donald Trump ha respinto la bozza di memorandum d’intesa diffusa mercoledì dalla tv di stato iraniana, definendola una «completa fabbricazione». Aprendo la riunione di gabinetto ha dichiarato che gli Stati uniti «non sono ancora soddisfatti» dei negoziati con l’Iran. «Forse dovremo tornare a finire il lavoro, forse no», ha aggiunto.

In un breve colloquio con Pbs News ha precisato la sua posizione sull’uranio arricchito: l’Iran dovrà cedere le sue riserve di uranio altamente arricchito, ma non otterrà in cambio la revoca delle sanzioni. Ha anche detto di non sentirsi a suo agio con l’idea che Russia o Cina prendano il controllo delle riserve iraniane.

Nel corso della stessa riunione ha detto che l’Iran «sta negoziando senza più risorse» perché «la sua marina è andata, la sua aeronautica è andata, tutto è andato» (poco prima aveva confuso l’Iran con il Venezuela). Le valutazioni dell’intelligence americana, invece, mostrano che Teheran ha ancora accesso operativo a molti siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz, il che suggerisce che le sue forze armate siano molto più solide di quanto il presidente degli Stati uniti affermi.

CON IL SOLITO approccio belligerante e vendicativo, Trump è arrivato a minacciare l’Oman, paese mediatore nei negoziati, dopo che gli è stato chiesto se avrebbe accettato un accordo che desse a Teheran e Muscat il controllo congiunto dello Stretto: «L’Oman si comporterà come tutti gli altri o dovremo farlo saltare in aria»,