di Andrea Spinelli

Da diversi anni a questa parte, prima ancora della circolare di Valditara che ne ha vietato esplicitamente l’uso, nella maggior parte delle scuole elementari e medie i telefonini non sono ammessi. Eppure chi come me lavora nel mondo dell’educazione si trova sempre più spesso a spendere tempo e risorse crescenti per cercare di tamponare i gravi problemi psicologici e relazionali generati dall’abuso di smartphone e social network che, pur avvenendo in larghissima parte fuori dalla scuola, ha pesanti ricadute sulla vita scolastica di bambini e adolescenti.

È una sorta di emergenza continua. Negli ultimi tempi per giunta abbiamo avuto modo di osservare un’ulteriore radicalizzazione del linguaggio e dei messaggi che circolano fra i ragazzi. I meme sono diventati più aggressivi. I contenuti violenti, sessisti, razzisti, addirittura fascisti e nazisti, diventano facilmente virali, con tutto il carico di banalizzazione che ciò comporta. L’avvento dell’IA ha persino consentito ai fenomeni di cyberbullismo di essere attuati con tempistiche fulminee e formati ancora più offensivi.

Al contrario di quanto si ostinano a fare alcuni influencer progressisti, non ha quindi alcun senso limitarsi a pretendere che le scuole educhino al “corretto uso” del malsano combinato di smartphone e social. Troppo preoccupante l’impatto sui processi di sviluppo neuro-psichici, troppo diffusi i comportamenti deleteri messi in atto al solo scopo di essere filmati e postati, troppo forte, prolungata e immersiva la relazione di dipendenza dopaminergica che, in maniera tutt’altro che casuale, questi dispositivi instaurano con bambini e adolescenti. Troppo per pensare di arginare questo tsunami con laboratori didattici, life skills, sportelli psicologici e qualche intervento della polizia postale. Tutte strategie per altro già attuate da anni, con risultati, almeno su questo versante, apparentemente irrilevanti. La sensazione, per chi ogni giorno cerca di contrastare questi fenomeni sul piano educativo, è quella di svuotare il mare con un cucchiaino.