L'idea nasce da una domanda semplice, ma tutt'altro che banale: «È davvero inevitabile che un ragazzo abbia un telefono già in prima media?». Come funziona il progetto e cosa dice la scienza

Ventidue scuole, anzi venti istituti comprensivi. Sessanta plessi scolastici e migliaia di studenti, famiglie, insegnanti e dirigenti uniti da una scelta che, nell’epoca della connessione permanente, appare quasi controcorrente: rinviare la consegna dello smartphone ai ragazzi almeno fino ai 13 anni. A Milano questa decisione, scrive il Corriere della Sera, ha preso forma attraverso il progetto “Aspettando lo smartphone”, la declinazione locale dei Patti digitali, un movimento che dal 2022 sta crescendo scuola dopo scuola. L’idea nasce da una domanda semplice, ma tutt’altro che banale: «È davvero inevitabile che un ragazzo abbia uno smartphone già in prima media?».

Ritardare l’accesso agli smartphone

Molte famiglie, in realtà, se lo chiedono. E sempre più spesso. Tuttavia, alla fine, prevale la sensazione che non esistano alternative: tutti ce l’hanno, la scuola lo richiede, il rischio è che chi resta senza venga escluso. È proprio qui che interviene il patto. L’obiettivo non è demonizzare la tecnologia. Al contrario, il messaggio è chiaro: sì alla tecnologia, ma nei tempi giusti. Per questo le famiglie aderenti si sostengono reciprocamente nella scelta di ritardare l’accesso allo smartphone e ai social network, creando un contesto in cui non siano pochi casi isolati ma una comunità riconoscibile.