Via gli smartphone dalle aule, dentro custodie magnetiche che si aprono solo all’uscita. Oppure spenti negli zaini per l’intera giornata. Negli Stati Uniti, dove l’ansia adolescenziale, il calo dell’attenzione e il crollo dei risultati scolastici sono da anni terreno di scontro politico e culturale, la battaglia contro i telefonini in classe è entrata a far parte della politica pubblica di molte amministrazioni locali. Negli ultimi tre anni due terzi degli Stati americani hanno approvato norme che ne limitano l’uso durante l’orario scolastico. Il consenso è, raramente, bipartisan: democratici e repubblicani concordano sul fatto che gli smartphone siano diventati un ostacolo alla concentrazione e, in alcuni casi, al benessere psicologico degli studenti. Ma le prime prove degli effetti reali dei bandi in uno tra i pochi Paesi al mondo dove se ne stanno studiando gli effetti sono meno lineari del previsto.Uno dei casi più citati dai sostenitori del divieto arriva dalla Florida. Uno studio condotto da ricercatori della University of Arkansas ha analizzato l’impatto di una legge statale entrata in vigore nel 2023 che vieta l’uso dei cellulari durante le lezioni nelle scuole pubbliche. I risultati appaiono incoraggianti: gli episodi di bullismo e cyberbullismo denunciati dagli studenti sono diminuiti rispettivamente del 12 e del 13 per cento. Anche i sintomi depressivi sono in calo, tra il 7 e il 13 per cento a seconda degli indicatori. Sul piano scolastico, i miglioramenti più evidenti riguardano gli studenti più fragili: le sospensioni si riducono del 9 per cento tra gli studenti neri e dell’11 per cento tra quelli economicamente svantaggiati. Per gli alunni con risultati scolastici più bassi, in matematica si nota un miglioramento pari al 7 per cento del livello standard.Dati che sembrano rafforzare l’idea che limitare l’accesso continuo allo smartphone possa migliorare non solo la concentrazione ma anche il clima scolastico e, almeno in parte, il benessere emotivo in un mondo digitale progettato per catturare l’attenzione. Secondo il Pew Research Center, infatti, il 95 per cento degli adolescenti americani ha accesso a uno smartphone e quasi la metà dichiara di essere online “quasi costantemente”. I social media — TikTok, Instagram, Snapchat, YouTube — occupano una parte rilevante della vita quotidiana dei ragazzi. Tanto che il surgeon general americano Vivek Murthy ha lanciato l’allarme sui possibili effetti dei social sulla salute mentale dei minori, incoraggiando genitori e insegnanti a limitare la presenza dei telefoni.Ma un secondo studio, molto più ampio, invita alla cautela. La ricerca, realizzata da studiosi di Stanford, Duke, University of Pennsylvania e University of Michigan e diffusa dal National Bureau of Economic Research, ha esaminato oltre 40 mila scuole tra il 2019 e il 2026, concentrandosi sugli istituti che adottano il sistema Yondr, le custodie sigillate che impediscono agli studenti di accedere al telefono durante tutta la giornata.Qui il dato più netto riguarda l’obiettivo immediato del divieto: ridurre l’uso del cellulare. I “ping” rilevati dai telefoni presenti nei campus scolastici sono diminuiti del 30 per cento nei primi tre anni. Secondo i sondaggi tra insegnanti, la quota di studenti che usava il telefono in classe per ragioni non didattiche è crollata al 13 per cento.Eppure gli effetti più attesi non si vedono con la stessa chiarezza. I punteggi nei test standardizzati mostrano un impatto definito dai ricercatori “vicino allo zero”. Nessun miglioramento significativo anche per la frequenza scolastica o la percezione del cyberbullismo. Anzi, nel primo anno dall’introduzione dei divieti più rigidi, le sospensioni aumentano in media del 16 per cento, probabilmente per conflitti legati all’applicazione delle nuove regole o perché, ipotizzano gli autori, alcuni ragazzi privati del telefono reagiscono con aggressività. L’effetto, infatti, scema nel tempo.I due studi misurano realtà diverse: in Florida il divieto riguarda l’uso durante le lezioni, mentre nello studio nazionale si osservano scuole con restrizioni molto più severe, estese all’intera giornata. Cambiano anche gli indicatori e i tempi di osservazione.Ma dalle ricerche il cellulare emerge come parte della crisi educativa americana senza esserne l’unica causa. Si delinea anche la possibilità che eliminare una fonte di distrazione non basti automaticamente a migliorare risultati scolastici e salute mentale influenzati da fattori molto complessi, dalla qualità dell’insegnamento alle difficoltà delle famiglie, fino a un ambiente digitale che continua oltre i cancelli scolastici.Solo un effetto è comune ai due studi, ed è descritto da molti dirigenti scolastici come immediatamente visibile, anche se difficile da quantificare: il ritorno delle interazioni sociali tra adolescenti. In alcune scuole, raccontano gli amministratori, le mense sono tornate rumorose. Non per i suoni degli schermi, ma per il sovrapporsi delle conversazioni. Un elemento che, in un Paese che osserva con preoccupazione l’isolamento sociale dei più giovani, deve essere parte centrale del dibattito sui cellulari a scuola.
Scuole senza smartphone? I primi studi non danno certezze
Negli Stati Uniti le prime ricerche accademiche sui risultati dei bandi al telefonini mostrano cali di bullismo e depressione, ma nessun progresso nei rendimenti








