Armadietti, tasche a parete, contenitori con chiavi. Le scuole italiane si stanno attrezzando per dare forma concreta alla norma firmata lo scorso giugno dal ministro Valditara, che vieta l’uso dello smartphone durante l’orario scolastico.
Lo smartphone e la nuova solitudine: siamo iperstimolati ma disconnessi
Una scelta che molti genitori salutano con sollievo, e che gli insegnanti aspettavano da anni: perché il telefono in classe è come un rumore di fondo che non si spegne mai. Distoglie, distrae, cattura lo sguardo mentre un pensiero dovrebbe nascere. È un oggetto che interrompe la relazione educativa, che frantuma la concentrazione e cancella il silenzio.
Risolta solo la parte minima del problema
Eppure, se ci fermiamo qui, avremo risolto solo una parte minima del problema. Avremo vinto la battaglia dentro le mura scolastiche, ma avremo perso quella che comincia appena fuori dal cancello. Alla campanella, il cellulare tornerà nelle mani dei ragazzi. E con lui torneranno le ore infinite sui social, le sfide virali, l’ansia da notifiche, il confronto ossessivo con i coetanei. In altre parole: tornerà la vita digitale che li accompagna giorno e notte.










