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Valentina Rorato

Simone Lanza (ricercatore, formatore del Movimento di Cooperazione Educativa e socio fondatore della Fondazione dei Patti Digitali di Comunità) spiega come affrontare le sfide quotidiane con il digitale

A che età i bambini possono iniziare a usare i dispositivi digitali? In che modo e per quanto tempo? E, soprattutto, come dire di no quando tutti i compagni possiedono uno smartphone? Queste sono le sfide quotidiane dei genitori della "Generazione Alpha". Simone Lanza — ricercatore, formatore del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) e socio fondatore della Fondazione dei Patti Digitali di Comunità — affronta questi temi nel suo libro «Un attimo e arrivo!» (Sonda). Il saggio funge da bussola per comprendere gli effetti dei dispositivi sulla salute dei più giovani, suggerendo patti chiari e contratti scritti per gestire la tecnologia senza trasformare la casa in un campo di battaglia.

Che cos’è la "retorica dei nativi digitali" di cui parla nel libro?«Abbiamo commesso l'errore di credere che i bambini, solo perché nati in questa epoca, possedessero una competenza digitale innata. Spesso si dice che la tecnologia sia neutra, come un coltello: dipende da come lo si usa. Non è così. Il digitale non è né buono né cattivo, ma non è affatto neutro. La vera domanda è: a che età si può consegnare quel coltello? Tenere in mano un peluche a due anni non è paragonabile a tenere uno smartphone; l'impatto sullo sviluppo cerebrale è radicalmente diverso».