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Ultimo aggiornamento: 15:30

di Serena Cavalletti*

I divieti in campo educativo hanno risultati garantiti, formano pedissequi obbedienti o astuti trasgressori, se riferiti agli adolescenti in genere la prevalenza è di questa seconda casistica. Di sicuro non contribuiscono alla formazione di persone responsabili, consapevoli di sé e capaci di autoregolarsi.

Eppure l’educazione è un patto, una palestra di democrazia nella quale il codice di regole dovrebbe essere condiviso, generarsi in seno alla comunità, a seguito di una riflessione collettiva. È attorno alla decisione finale nata da questo iter che la regola non viene subita, ma formulata e ci si assume l’impegno conseguente di rispettarla. In tutto ciò l’insegnante non è un maresciallo, ma un centro regolatore, un soggetto parte della comunità stessa.