Tra stabilità e incostituzionalità

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Lavoratori dipendenti e pensionati sono in numero maggiore ma guadagnano meno

In Umbria sono oltre 643 mila i contribuenti Irpef e il quadro che emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre racconta una realtà diversa da molti luoghi comuni. Se da un lato lavoratori dipendenti e pensionati rappresentano la grande maggioranza dei contribuenti, dall’altro sono autonomi e imprenditori a dichiarare in media i redditi più elevati. I numeri relativi alle dichiarazioni dei redditi 2025, riferite all’anno d’imposta 2024, mostrano che in Umbria i lavoratori dipendenti sono 349.857, mentre i pensionati sono 241.266. A questi si aggiungono 32.149 titolari di redditi da partecipazione, 7.737 lavoratori autonomi, 1.898 imprenditori in contabilità ordinaria e 12.350 in contabilità semplificata. Guardando agli importi medi dichiarati, un lavoratore dipendente umbro denuncia al fisco un reddito annuo di 22.930 euro, mentre un pensionato si ferma a 21.730 euro. Ben diversa la situazione delle altre categorie. I lavoratori autonomi, cioè professionisti e partite Iva, dichiarano mediamente 60.650 euro l’anno, quasi tre volte il reddito di un dipendente. Gli imprenditori in contabilità ordinaria arrivano addirittura a 61.400 euro, mentre quelli in contabilità semplificata dichiarano in media 30.890 euro. Secondo la Cgia, proprio questi dati spiegano perché, a livello nazionale, autonomi e imprenditori paghino mediamente un’Irpef quasi doppia rispetto a dipendenti e pensionati. In Italia, infatti, il versamento medio dei lavoratori autonomi e degli imprenditori è pari a 8.331 euro l’anno contro i 4.215 euro dei dipendenti e i 4.006 euro dei pensionati. Nel confronto con le altre regioni, l’Umbria si colloca in una posizione intermedia. Il reddito medio delle imprese in contabilità semplificata supera quello dei lavoratori dipendenti del 34,7%, una percentuale leggermente inferiore alla media nazionale che si attesta al 35,8%. I divari più elevati si registrano nella Provincia autonoma di Trento, dove gli imprenditori in contabilità semplificata dichiarano il 65% in più rispetto ai dipendenti. Seguono Liguria con il 54,3% e Friuli Venezia Giulia con il 52,6%. Sopra l’Umbria si collocano anche Veneto, Marche, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. Alle spalle della regione, invece, troviamo gran parte del Mezzogiorno. In Molise il differenziale si ferma all’11,2%, nel Lazio al 14,6%, in Basilicata al 17,1%, mentre Calabria e Abruzzo restano sotto il 27%.