I più poveri della Romagna, è quanto emerge guardando le denunce dei redditi presentate dai residenti nella provincia di Rimini. La media si attesta su 21.267 euro, distante dai 23.405 della provincia di Forlì-Cesena e dai 24.153 di Ravenna. I riminesi sono ancor più distanti da quanto accade in Emilia, dove le province alzano la media regionale. In Emilia Romagna il reddito medio è di 25.665 euro. I romagnoli, con una media di 23.016 euro restano staccati. "Questa differenza di oltre 2.600 euro rispetto al resto dell’Emilia-Romagna pesa in modo significativo sui bilanci delle famiglie – spiega il segretario generale Cisl Romagna Francesco Marinelli -. Siamo di fronte a un mercato del lavoro ancora caratterizzato da redditi medio-bassi e da una fragilità sociale che emerge chiaramente nelle disparità tra comuni e province, con il riminese che continua a occupare le ultime posizioni in classifica". Il reddito dichiarato più alto e a Montegridolfo dove si raggiungono i 22.367 euro seguito da Santarcangelo con 22.113euro. Il capoluogo Rimini raggiunge i 21.971 euro, a a seguire c’è Riccione con 21.622 euro. Il valore più basso lo si incontra a Casteldelci con appena 16.688 euro.

"Accanto alla sofferenza dei salari – riprende Marinelli -, emerge con altrettanta nettezza la condizione critica dei nostri pensionati, che sono sempre più esposti all’erosione del potere d’acquisto – chiosa il segretario -. I dati mostrano un assegno medio che a Rimini scende fino a 20.195 euro, una cifra che, a fronte del carovita e dell’aumento dei costi dei servizi sanitari, rischia di spingere molti anziani verso la zona della povertà relativa. È una spirale pericolosa: se il lavoro oggi è precario e sottopagato, le pensioni di domani saranno inevitabilmente ancora più povere, condannando il territorio a una fragilità generazionale cronica. Difendere i pensionati oggi significa anche garantire una rivalutazione equa delle prestazioni e servizi sociali di prossimità che funzionino davvero". Sul banco degli imputati finisce la tipologia del lavoro nell’ambito turistico, ancora caratterizzato da una forte stagionalità. "Per queste ragioni - chiosa Marinelli -, riteniamo che non sia più sufficiente parlare genericamente di occupazione: oggi è diventato fondamentale e urgente investire sul lavoro di qualità e sulla stabilità dei contratti. Non possiamo costruire il futuro della Romagna sulla precarietà o su salari che non garantiscono un’esistenza dignitosa né oggi né in prospettiva pensionistica".