HomeAnconaCronacaDopo le scuole tocca all’ospedale. Voce camuffata con una app: "Siamo armati, facciamo fuoco"Porte sbarrate al pronto soccorso dell’ospedale di Jesi ieri alle 16. In sala d’attesa una ventina di persone. Una mamma con la figlia piccola: "Mi sono accorta che un infermiere stava chiudendo le porte".Il pronto soccorso dell’ospedale Carlo Urbani di Jesi ieri pomeriggio dopo l’ultima telefonata minatoriaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguici"Siamo in cinque, siamo armati di pistole veniamo su e facciamo fuoco". Stavolta, ieri attorno alle 16, la folle sequenza di minacce che sta tenendo sotto scacco il territorio ha preso di mira il triage del pronto soccorso dell’ospedale Carlo Urbani di Jesi. Anche in questa occasione, dall’altro capo del filo, c’era una voce camuffata, probabilmente attraverso l’uso di un’applicazione o di un dispositivo elettronico. Il personale sanitario ha fatto scattare immediatamente i protocolli di sicurezza, allertando i carabinieri e sbarrando precauzionalmente le porte d’accesso dall’interno, mentre venivano avvisati i medici del reparto. In sala d’attesa, in quel momento, si trovavano una ventina di persone, tra cui una mamma con la sua bambina. Momenti di forte apprensione, ma fortunatamente la situazione è rimasta sotto controllo senza sfociare nel panico. L’accesso è rimasto filtrato dal personale fino al tardo pomeriggio.
Dopo le scuole tocca all’ospedale. Voce camuffata con una app: "Siamo armati, facciamo fuoco"
Porte sbarrate al pronto soccorso dell’ospedale di Jesi ieri alle 16. In sala d’attesa una ventina di persone. Una mamma con la figlia piccola: "Mi sono accorta che un infermiere stava chiudendo le porte".












