Dalla faida di camorra a quella familiare. Non c’entrano, almeno questa volta, i colpi di pistola dei clan rivali e neppure lo spettro delle manette o il verdetto di una Corte di assise. A ferire Luigi Giuliano, oggi settantaseienne, è il veleno che corre sui social. Sullo sfondo, l’eco di un microfono da cui rimbalzano accuse che hanno il retrogusto amaro del ripudio. “Lovigino” è l’ex boss dagli occhi di ghiaccio che fino ai primissimi anni Duemila comandava a Forcella e metteva sotto scacco la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Trascorsi ormai oltre venti anni dall’avvio del percorso di collaborazione con la giustizia, l’ex ras rompe oggi di nuovo il silenzio dalla località segreta in cui, ormai da tempo, vive da uomo libero. Ormai, a suo dire, sarebbe «un uomo diverso», fiaccato però dalle ingiurie. L’ultimo fendente sembra però essere quello più doloroso. A sferrarlo è suo figlio Salvatore.