«Non è mai stato abbandonato, né ho mai voluto che seguisse la mia strada, anzi l'ho sempre evitato». È un padre ferito, Luigi Giuliano, 76 anni, ex capo della camorra napoletana, ma non dai colpi dei malavitosi rivali, delle forze dell'ordine e della magistratura, che nell'arco di tutti questi anni sono stati tantissimi. A fargli veramente del male, questa volta, sono le parole del figlio Salvatore che, con la sua compagna, ha ripudiato il padre e la madre con interviste e podcast capaci di scatenare anche una violenta campagna d'odio sui social.
Luigi Giuliano, il boss dagli occhi di ghiaccio di Forcella, uscito vincente da mille battaglie criminali, come quella contro il professore di Ottaviano Raffaele Cutolo, da anni e anni vive sotto protezione perché collaboratore di giustizia. È un uomo diverso, oggi, fiaccato dalle ingiurie degli uomini e del tempo, a cui si aggiungono ora le parole del figlio Salvatore e della sua compagna, a tal punto devastanti, soprattutto per sua moglie Carmela Marzano, a cui è legato da quando lei aveva appena 13 anni, da spingerlo a rompere il silenzio.Malattie psichiatriche, appello per i più fragili: «Servono investimenti»Nella missiva da entrambi firmata di pugno esprimono prima di tutto il loro disappunto e il loro dolore per poi spiegare a tutti la loro verità su quel rapporto con i loro sei figli, secondo Salvatore mai veramente caratterizzato da vero amore. «Sta raccontando soltanto menzogne - tiene a precisare Lovigino - esistono documenti, relativi agli anni trascorsi sotto protezione, che dimostrano la verità dei fatti e che renderemo pubblici nelle sedi opportune». Lui e Carmela non rinnegano l'amore per Salvatore, «perché un genitore non smette mai di amare un figlio», spiegano, «ma non riusciamo a comprendere la sua scelta di imboccare una strada lastricata di falsità, accuse e ricostruzioni diffamatorie nei nostri confronti».«Abbiamo sempre e solo sostenuto il desiderio dei nostri figli di vivere una vita onesta - tengono a sottolineare - lontana dalla camorra, e in questo ci siamo riusciti. Eppure oggi ci ritroviamo costretti a difenderci da chi, sangue del nostro sangue, ha deciso di raccontare una versione della sua e della nostra vita completamente falsa». L'ex capo della camorra di Napoli Luigi Giuliano spiega che «un figlio può rinnegare ingiustamente i propri genitori, ma dei genitori non rinnegheranno mai un figlio», ma, precisa, Salvatore e la sua compagna «non sono la versione napoletana di Romeo e Giulietta, come qualcuno vorrebbe far credere, forse per motivi di interesse o di lucro, trasformando in un prodotto commerciale una vicenda che invece è assolutamente normale».Lovigino smentisce che la sua famiglia, come anche quella della compagna di Salvatore, abbia ostacolato la loro relazione: «Non sono mai stato in guerra con la famiglia della compagna di mio figlio, sono bugie clamorose, smentite dagli atti processuali, dalla verità storica e giudiziaria di oltre trent'anni di camorra e da tutto ciò che realmente è accaduto in questa città». In sostanza, evidenzia ancora l'ex boss, «tutte le voci provenienti da ambienti della famiglia Giuliano, così come gli atti denigratori e diffamatori che ci riguardano, sono frutto di ricostruzioni false, costruite per avvelenare il clima, infangare il nostro nome e distruggere il percorso umano che abbiamo intrapreso». Giuliano è convinto che la sua scelta di abbandonare definitivamente la camorra e di intraprendere, ormai da oltre vent'anni, una vita onesta, nell'ambito artistico, letterario, in sostanza la retta via, «non abbia fatto piacere a qualcuno».Napoli, turista scippata della collanina d'oro: il ladro ripreso dalle telecamere| Il videoLuigi e Carmela intendono, con questa missiva, rivolgere un appello ai giornalisti, a cui chiedono «di documentarsi davvero, di approfondire, di verificare quei servizi televisivi e quei percorsi che dimostrano concretamente come Luigi Giuliano abbia cambiato vita». «Fino ad oggi - spiegano Luigi e Carmela - troppo spesso questo lavoro di verifica non è stato fatto. Si è preferito dare spazio al sensazionalismo, alla spettacolarizzazione del dolore, a una narrazione tossica che ferisce due genitori anziani che hanno già pagato un prezzo altissimo nella loro esistenza. Il cambiamento non si dimostra con le parole, ma con i fatti, con le sentenze, con il comportamento tenuto in tutti questi anni». «Continueremo a gridare la nostra verità, la nostra innocenza rispetto alle accuse infamanti che ci vengono rivolte - concludono il padre e la madre di Salvatore Giuliano - e il diritto a non essere travolti da una macchina di menzogne che sta tentando di riscrivere la realtà. Ci appelliamo ancora una volta ai giornalisti affinché ci venga garantito il diritto di replica ogni volta che si deciderà di dare voce a chi, incurante del dolore inflitto ai propri anziani genitori, continua a spargere veleno e accuse prive di fondamento».







