Luigi Giuliano e Carmela Marzano negano di essere in guerra con la famiglia della compagna del figlio Salvatore: “Non sono la versione napoletana di Romeo e Giulietta”
Luigi "Lovigino" Giuliano e Carmela Marzano tra i vicoli del rione Forcella nel centro storico di Napoli
Luigi Giuliano è stato a capo dello storico clan del rione Forcella di Napoli per lunghi e pesanti anni, insanguinati dalla guerra con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Oggi che è collaboratore di giustizia, a 76 anni, insieme alla moglie Carmela Marzano, che molti ricordano curatissima e battagliera durante le innumerevoli udienze col marito sul banco degli imputati, "Lovigino" rompe il silenzio e firma una lettera firmata insieme alla consorte, donna che lo affianca da quando lei aveva appena 13 anni.
Non lo fa per parlare di fatti antichi e recenti della camorra napoletana, né per raccontare la sua storia. Lo fa per motivi familiari. La questione riguarda lui, la moglie e il figlio Salvatore Giuliano, quest'ultimo autore di un podcast sulla sua vita da «figlio del "re" di Forcella» e di numerose interviste sull'argomento. La compagna di Salvatore ha un cognome pesantissimo. È Luana, la figlia di Mario Savarese, il braccio destro di Giuseppe Misso, ‘o nasone, altro boss importantissimo nelle dinamiche della Napoli criminale degli anni Ottanta, anch'egli collaboratore di giustizia dai primi anni Duemila. Perché Lovigino Giuliano e Carmela Marzano si sono risentiti delle parole del figlio? Poiché, scrivono i due, ha dato vita «una violenta campagna d'odio sui social». La lettera è pubblicata dal giornalista Nando Piantedosi sull'Ansa Campania. «Tutte le bugie che stanno raccontando in giro, nei podcast, nei filmati televisivi e sui social nostro figlio Salvatore Giuliano e la sua compagna non corrispondono alla verità», si legge nella missiva. Giuliano è netto: «Sta raccontando soltanto menzogne». E racconta che esistono «documenti relativi agli anni trascorsi sotto protezione che dimostrano la verità dei fatti» e che saranno resi pubblici «nelle sedi opportune».






