All’assemblea degli industriali, la premier Giorgia Meloni e il presidente di Confindustria Emanuele Orsini hanno fatto ogni sforzo per incoraggiare gli imprenditori, i lavoratori e in generale i cittadini a tenere duro e a cogliere i piccoli segnali positivi che si intravedono qua e là, pur in una situazione economica e sociale preoccupante. Era il loro compito e hanno cercato di svolgerlo al meglio. Hanno anche affrontato il tema chiave: perché l’economia italiana non è là dove dovrebbe essere, con il potenziale che ha e dopo quattro anni di stabilità politica, spesso considerata il primo ingrediente per la crescita?L’analisi dei due leader non è stata convincente. Non perché abbia messo in luce ostacoli ardui, che ci sono. Ma perché ha messo a nudo, in entrambi, la tendenza a non assumersi le proprie responsabilità, additando invece il capro espiatorio. Anzi, date le grandi difficoltà causate dalla crisi energetica, sarebbe più appropriato parlare di scaricabarile.
È triste vedere il capo del governo e il capo degli industriali di un grande Paese come l’Italia addossare le colpe essenzialmente all’Europa. Ci gonfiamo il petto chiamandoci Nazione, ci proclamiamo spesso protagonisti, ma quando si tratta di capire che cosa non ha funzionato, la colpa è sempre di qualcun altro. Certo, sarebbe altrettanto infantile sostenere che l’Europa sia sempre immune da responsabilità, a volte anche gravi. Ma in questa fase un’Italia che ponga a carico dell’Europa i propri insuccessi, come la mancata crescita, è davvero poco credibile. In tutto, l’Europa è venuta incontro al nostro Paese.











