Gli interventi del presidente della Confindustria Orsini e della premier Meloni all’Assemblea della Confindustria hanno suscitato in me sentimenti contrastanti. Da un lato, ho apprezzato l’aver indicato l’eccesso di burocrazia come male fondamentale della nostra economia. Dall’altro, gli attacchi all’Europa mi hanno ricordato un film già visto: quello in cui all’avvicinarsi delle elezioni i leader politici italiani (in passato non solo quelli della destra nazionalista, ma talvolta anche quelli del centrosinistra) scaricavano sull’Europa tutta la responsabilità dei mali nostrani.

Da anni ripeto che la lenta crescita italiana è dovuta in primis all’ inefficienza della nostra burocrazia e che il problema può essere risolto solo investendo un grande capitale politico nella necessaria riforma, visto che le resistenze da superare saranno enormi. Due le dimensioni del problema. La prima è di semplificare norme, adempimenti e controlli inutili. Questo significa togliere potere a qualcuno e quel qualcuno si opporrà strenuamente a ogni azione. La seconda è gestire le pubbliche amministrazioni come si gestisce una qualunque azienda, ossia fissando obiettivi chiari, monitorandone il loro raggiungimento, e premiando chi ottiene risultati. Non vi devo spiegare perché fare questo sia difficile (ricordate come venne accolta la riforma della «buona scuola»?). Sono quindi felice che Meloni abbia deciso di costituire un «cantiere» per riformare la burocrazia in partenariato con Confindustria.