Negli ultimi anni i cibi ultraprocessati sono diventati uno dei temi più discussi nel campo della nutrizione. Diversi studi hanno associato un consumo elevato di questi prodotti a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e mortalità precoce. Tuttavia, capire quali siano davvero gli alimenti ultraprocessati non è sempre semplice.

Molti di essi fanno ormai parte della quotidianità: si trovano nelle dispense, nei distributori automatici, nei supermercati e spesso vengono percepiti come pratici e convenienti. Ridurne il consumo non significa eliminare completamente i prodotti confezionati, quanto imparare a riconoscere quelli che occupano troppo spazio nella dieta.

Che cosa sono i cibi ultraprocessati

La classificazione più utilizzata dagli studiosi è il sistema NOVA, sviluppato dall'Università di San Paolo in Brasile. Secondo la classificazione, gli alimenti ultraprocessati sono prodotti industriali ottenuti attraverso numerose fasi di trasformazione e preparati con ingredienti che difficilmente troveremmo in una cucina domestica.

Oltre agli ingredienti di base, contengono spesso additivi, aromi, emulsionanti, coloranti, dolcificanti o esaltatori di sapidità studiati per migliorarne gusto, consistenza e conservazione. Ricordiamo che non è la presenza di un singolo ingrediente a renderli problematici, ma il grado di trasformazione e la combinazione di elementi progettati per favorire il consumo frequente.