di Franco Berrino

Dai riconoscimenti dell’Unesco agli studi scientifici su diabete, infarti e tumori: perché la dieta mediterranea resta il riferimento per la prevenzione delle malattie croniche. E come pane industriale e cibi ultraprocessati hanno cambiato il nostro modo di mangiare

È il modello alimentare più efficace per la prevenzione delle malattie croniche. Dagli anni ’50, quando ne fu ideato il nome da un fisiologo americano colpito dalla bassa incidenza dell’infarto in Campania, al 1995, quando l’Università di Harvard disegnò la prima piramide mediterranea, al 2010, quando fu riconosciuta dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità, decine di studi hanno mostrato che praticandola ci si ammala meno di diabete, di infarto, di ictus, di malattie neurodegenerative e infiammatorie croniche del polmone e dell’intestino.

Nel 2014 il Codice europeo contro il cancro raccomanda di basare il cibo quotidiano su cereali integrali, legumi, verdure e frutta, e ridurre il consumo di carne. Aggiungendo olio EVO è la dieta mediterranea, l’eccellenza gastronomica che ha creato ricette come la pasta e fagioli, alla Norma, con le sarde, con i broccoli «arriminati», le orecchiette con le rape, la purea di fave e cicoria, il riso patate e cozze, il macco di fave, la cuccìa di grano, la caponata di melanzane, il pane «cunzatu», le sarde a beccafico, il cous cous di pesce di Trapani, le alici a «maruzzella» del Cilento, e la più facile di tutte da preparare e al contempo più difficile da preparare bene: la pasta al pomodoro e basilico. E poi il pane integrale e la pizza al pomodoro.