I rischi per la salute associati ai cibi ultra-processati potrebbero dipendere non soltanto dalla loro composizione nutrizionale, ma anche dal modo in cui vengono prodotti industrialmente. È quanto emerge da uno studio pubblicato sull’American Journal of Public Health dai ricercatori della Tufts University, secondo cui il consumo di alimenti ultra-processati resta associato a peggiori indicatori di salute anche dopo aver corretto i dati per contenuto di grassi saturi, zuccheri aggiunti, sodio e qualità complessiva della dieta.
Negli ultimi anni numerose ricerche hanno collegato il consumo di cibi ultra-processati a obesità, diabete, malattie cardiovascolari e mortalità precoce. Tuttavia resta aperto il dibattito sulle cause di questa associazione. Da una parte vi è l’ipotesi che il problema dipenda soprattutto dall’eccesso di nutrienti considerati sfavorevoli, come zuccheri, sale e grassi. Dall’altra, cresce l’attenzione verso il ruolo dei processi industriali, degli additivi e delle modifiche strutturali subite dagli alimenti durante la produzione.
Lo studio ha incluso migliaia di cittadini americani seguiti nel tempo e collegati ai registri nazionali di mortalità. Gli autori hanno classificato gli alimenti in base al livello di trasformazione industriale. I risultati mostrano che a ogni aumento del 10 per cento delle calorie provenienti da cibi ultra-processati corrisponde un peggioramento di numerosi parametri metabolici.






