Quando erano i due leader della banda della Uno bianca hanno condiviso azioni criminali per oltre sette anni prima di essere arrestati, ma ora che sono nello stesso carcere, a Bollate, i due fratelli Fabio e Roberto Savi non si parlano. Intervistati in due diverse trasmissioni televisive, a poche settimane di distanza, i due, all'ergastolo, raccontano storie differenti sul passato e sui legami del gruppo. Se Roberto in una trasmissione televisiva aveva detto che, almeno in alcune occasioni, erano stati i Servizi a spingerli a uccidere, Fabio, a "Quarto Grado", ridimensiona tutto. Non c'è stata nessuna protezione della banda, nessun livello superiore, né una strategia del terrore. "Lo dissi già una volta: dietro all'Uno bianca c'erano una targa, un paraurti e fanalini", ha spiegato, dicendosi pronto a parlare ai pm di Bologna che hanno riaperto le indagini a caccia, dopo tanti anni, di complici rimasti a piede libero.
Uno bianca, Fabio Savi contro Roberto: "Nessuna protezione dei Servizi"
Uno bianca, Fabio Savi contro Roberto: "Nessuna protezione dei Servizi".












