HomeCronacaUno Bianca, la guerra dei Savi. Fabio smentisce Roberto : "Non c’era alcuna strategia"Il ‘lungo’ della banda intervistato a Quarto Grado: mai protetti da nessuno. Il presidente dei familiari delle vittime: "Sono sfinito. Parlino con i magistrati".Il ‘lungo’ della banda intervistato a Quarto Grado: mai protetti da nessuno. Il presidente dei familiari delle vittime: "Sono sfinito. Parlino con i magistrati".Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguicie Chiara Gabrielli
"Nessuna strategia del terrore" dietro la scia di sangue della Uno Bianca. Nessuna copertura né servizi segreti coinvolti ("Come poteva mio fratello stare tre giorni a Roma ogni settimana con i turni di servizio che non lo permettevano?"), e neppure coperture: "Protetto io? Sono in galera da 32 anni...". L’intervista a Fabio Savi, ex poliziotto e killer della Banda che per sette anni insaguinò Emilia-Romagna e Marche facendo 24 vittime e 115 feriti in 103 azioni criminali, andrà in onda questa sera (ore 21.30) su Rete 4 a Quarto Grado, trasmissione di approfondimento di Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero.
Nel lungo colloquio, Fabio Savi chiede di "essere sentito dalla Procura della Repubblica" nell’ambito dell’inchiesta-bis per smentire le dichiarazioni del fratello Roberto, intervistato da ’Belve Crime. In quel contesto, il maggiore dei fratelli killer aveva parlato di collusioni, in particolare definendo l’omicidio di Pietro Capoluongo durante l’assalto all’armeria di via Voluturno (21 maggio 1991) un obiettivo da colpire su commissione. Per Fabio Savi, che ricostruisce le più sanguinose azioni criminali con freddezza, l’unico movente è la brama di denaro. "Dietro la Uno Bianca c’erano solo una targa, un paraurti e i fanalini", dice citando una sua stessa frase. Un brivido quando parla delle vittime: "Ricordo i volti, non tutti, ma non voglio parlarne". Le scuse? "Sono 20 anni che mi esortano a scrivere una lettera. Non l’ho mai fatto perché sarebbe utilitaristico e strumentale".










