Retroscena spoiler. L’arrivo di Ceccarelli alla Borsa Merci è trafelato. Pur dentro il comporto del quarto d’ora accademico. Ma il ritardo è giustificato dal caffè a quattrocchi con Donati.
Geniale: quando l’epicentro della politica aretina si dà appuntamento in Piazza Risorgimento, a un paio di isolati va in scena in un bar, dandosi alla macchia, il primo vero contatto fisico, davanti a un espresso, tra il leader del centrosinistra che ha bisogno di apparentarsi per evitare una Caporetto al ballottaggio e la medaglia di bronzo al primo turno.
Ancor più del 2020, chiamato alla scelta della vita: barra dritta disperdendo il fantasmagorico 20% al primo turno o scendere a patti coi progressisti. Meglio, concessioni, larghe concessioni: vicesindaco, assessorati di punta, una potenziale successione a sindaco nel 2031, o l’offerta di un seggio in Parlamento (con l’avallo del Nazareno) assicurato da un collegio blindato. La disponibilità del Pd verso Marco Donati non ha orizzonti. Eppure "continua a tentennare", ammettono i piani alti dem: "Siamo al lavoro, ma non è semplice: ci sono più elementi che lo frenano".
Nonostante, per converso, l’eventuale alleanza che inaugurerebbe il campo larghissimo aretino consegnerebbe nelle mani di Donati una pistola fumante politicamente significativa, un potere contrattuale tale da trascrivere nero su bianco un contratto di governo (stile Lega-5Stelle nell’era del Conte I) fondato su condizioni inderogabili, programmatiche e politiche inviolabili, che al primo sbandamento o dietrofront gli consentirebbero di staccare la spina alla maggioranza senza intaccare credibilità e agibilità politica.











