di Francesco Ingardia

"Si apra una nuova fase nel Pd di Arezzo, con nuovi interpreti". Presidente Giani, più chiaro di così... "Il risultato di questa tornata amministrativa è sotto gli occhi di tutti".

Come mai la proposta di Vincenzo Ceccarelli non ha fatto sufficiente presa sull’elettorato? "In realtà, se guardiamo le percentuali e i voti assoluti, Vincenzo al secondo turno si è migliorato. Ha ridotto, anche se di pochissimo, la distanza da Comanducci rispetto al primo turno. Forse, mi vien da dire, la candidatura a sindaco doveva essere preparata con maggior anticipo. E conseguentemente impostare il rapporto di alleanza con Marco Donati con più preparazione, più possibilità di approfondimento dei vari temi e delle varie questioni programmatiche per poter arrivare a saldare il rapporto con più tempo a disposizione. Davvero, serviva più tempo, la coalizione del campo largo ha agito troppo a ridosso delle elezioni. Al contrario, certi aspetti caratteriali che hanno tenuto freddi i rapporti tra Ceccarelli e Donati potevano essere stemperati".

Eppure il centrosinistra aretino è sembrato in certe fasi della campagna elettorale viaggiare col vento in poppa. Considerando il risultato del Pd alle regionali (secondo partito più votato dopo Pisa) e la vittoria del No in città al referendum sulla giustizia. Perché tale tesoretto è andato disperso? "Difficile dirlo. Le elezioni Comunali sono sempre legate e decise da fattori personali, dal singolo candidato. Pesa tantissimo l’influenza delle persone che nei vari corpi sociali esprimono una funzione di leadership che alle amministrative orientano in un verso il voto, diversamente da quanto può accadere per le regionali o per le politiche. Le elezioni per il sindaco, storicamente, hanno sempre fatto storia a sé. A questo aggiungerei un aspetto...".