La fine di un’era. Con le dimissioni di Andrea Ceccarelli – da sei anni sulla poltrona più scomoda di via Forlanini (se non è il segretario più longevo di sempre poco ci manca) – per il Pd fiorentino si chiude una pagina densa. Quasi sette anni vissuti tutti d’un fiato tra vittorie, capitomboli e salti mortali per tenere unite tutte le anime del partito. Con tanto di strappo finale (poi ricucito) tra i fedelissimi del governatore Eugeniuo Giani e i sostenitori del deputato Federico Gianassi che traghetterà il partito fino al congresso di ottobre.
Ceccarelli, che partito lascia?
"Un partito solido che oggi ha più circoli e si è mantenuto sempre sui duemila iscritti, con punte positive e significative. In questi anni abbiamo fatto tante feste dell’Unità, senza lasciare disastri dal punto di vista economico. E ora ci apprestiamo a farne un’altra: sarà una festa metropolitana, diffusa sul territorio, da giugno a settembre, che comincerà al Galluzzo per proseguire nei vari territori e finire probabilmente a Rifredi. Il programma è in costruzione".
Ma andiamo al suo successore: si auspica che Gianassi possa non essere solo un traghettatore?
"Gianassi si è posto come colui che faciliterà il percorso congressuale, poi andranno valutati tanti elementi. È vero: non siamo sempre tutti d’accordo, ma litigi non ce ne sono mai stati e il merito è di tutti. Federico è una garanzia, un amico e una persona che stimo. Vediamo poi come si sviluppa il percorso di avvicinamento al congresso".








