HomeArezzoCronacaPd, neanche l’ombra di un’assemblea. L’innesco per le dimissioni dei verticiIl primo conclave dem dopo la disfatta elettorale potrebbe slittare (almeno) alla prossima settimana. Il partito regionale attende segnali di azzeramento dai territori. Il bivio: un traghettatore o un commissario.Il candidato sindaco sconfitto al ballottaggio Vincenzo CeccarelliRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguicidi Francesco Ingardia
Vade retro Satana. Che per la ditta Pd, il demonio, sarebbe lo sfogatoio in un’assemblea dai contorni già ben definiti: il redde rationem post Caporetto elettorale. Il processo alle intenzioni sul banco degli imputati non ha il candidato Ceccarelli. "La sconfitta era già metabolizzata all’indomani del primo turno", ammettono ora in confessionale esponenti dem. Niente affatto. La croce rossa su cui sparare, piuttosto, sarebbe quella del gruppo dirigente al timone della segreteria comunale e provinciale. Che nel frattempo nicchia, s’acquatta. I tempi lunghi prima di calendarizzare il primo momento (drammatico) di riflessione interna al partito, si traducono nella volontà di calmare le acque, segnarsi sul taccuino i detrattori pronti a uscire allo scoperto su: gestione del partito, stile della campagna elettorale, efficacia della proposta politica. Che, col senno di poi, non ha fatto presa sull’elettorato. Polverizzando l’effetto regionali (Pd Arezzo secondo partito più votato dopo Pisa) e l’effetto referendum vinto sulla separazione delle carriere.








