Il velivolo armato sposta il conflitto a metà strada tra guerra e operazione di polizia, la trasforma in caccia all'uomo e trasforma il nemico in selvaggina. Questa forma di violenza telecomandata cancella il faccia a faccia e perfino la percezione diretta degli obiettivi da colpire. Ed espone la società civile a rischi ineditiL’imporsi dei droni come arma riapre un capitolo di riflessione trascurato, che potremmo chiamare filosofia della guerra. Nella modernità – quando ha visto la luce un enorme numero di nuove armi – questa riflessione ha avuto diversi capitoli importanti. In Réflexions sur la guerre (“Riflessioni sulla guerra”), un saggio del 1933, Simone Weil osservò che la guerra e le armi non sono strumenti neutri, ma vanno analizzati come i mezzi di produzione di una fabbrica. Infatti, il tipo di armamento utiPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Raffaele SimoneRaffaele Simone è emerito di linguistica all’Università Roma tre. Oltre che di numerosi studi tecnici, è autore di saggi sulla modernità di vasta risonanza internazionale, come Il Mostro Mite e Come la democrazia fallisce. Il suo lavoro più recente è Divertimento con rovine. La nostra vita tra guerra e pandemia (Solferino 2022)
Droni, la rivoluzione dei cieli: è la più ingiusta delle guerre
Il velivolo armato sposta il conflitto a metà strada tra guerra e operazione di polizia, la trasforma in caccia all'uomo e trasforma il nemico in selvaggina. Questa forma di violenza telecomandata cancella il faccia a faccia e perfino la percezione diretta degli obiettivi da colpire. Ed espone la società civile a rischi inediti











