Quando un drone sul campo di battaglia continua a inseguire il bersaglio, nonostante la sua connessione con l’operatore sia stata disturbata dalle interferenze di un jammer, vuol dire che l’Intelligenza Artificiale è al lavoro per guidarlo. Quando, a pochi giorni da un’elezione politica, i social media vengono inondati di audio o video per diffondere disinformazione – come è accaduto con le telefonate deepfake attribuite al Presidente Biden nel New Hampshire nel 2024 o con l’audio manipolato del candidato progressista di opposizione Michal Simecka durante le elezioni slovacche del 2023 – è di nuovo in gioco l’IA.
I conflitti di oggi sono sempre più ibridi: non solo eserciti sul campo e mezzi convenzionali, ma anche incursioni di droni sugli aeroporti europei, attacchi informatici e operazioni di disinformazione. Attività spesso pensate per destabilizzare i Paesi senza oltrepassare la soglia della guerra, tanto che la legislazione internazionale fatica a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica. L’Intelligenza Artificiale non sta solo cambiando il modo di combattere, ma sta contribuendo a dissolvere i confini tra pace e guerra, tra informazione e manipolazione, tra sovranità nazionali e influenze straniere.







