La tecnologia militare diventa sempre più intelligente. E proprio per questo la guerra rischia di diventare una scelta sempre più stupida. Sembra una forzatura, anche un po’ naïf, eppure è la realtà con cui tutti i giorni deve fare i conti chi conduce una guerra d’invasione senza ottenere risultati – citofonare Vladimir Putin per maggior informazioni – o chi sperava di cavarsela con attacchi mirati e improvvisi – Donald Trump in Iran. Nasce da qui la nuova cover story dell’Economist. «Queste due guerre esemplificano due nuove verità del campo di battaglia: la tecnologia ha reso più difficile per qualsiasi esercito avanzare sul terreno; ha anche reso più facile per le potenze più deboli, quando attaccate da quelle più forti, seminare il caos», si legge nell’articolo di presentazione del numero.

Per decenni la superiorità tecnologica è stata raccontata come il modo per rendere i conflitti più rapidi e più chirurgici. La promessa implicita dell’era americana post-Guerra Fredda era semplice: satelliti, tecnologie stealth, missili di precisione e superiorità informatica avrebbero permesso alle grandi potenze occidentali di vincere guerre rapide limitando le perdite e i costi. L’Economist sostiene che stia accadendo quasi il contrario.