Negli ultimi anni i progressi delle tecnologie militari hanno convinto i leader delle grandi potenze di poter vincere più facilmente le guerre. In realtà i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno dimostrato che è vero il contrario
Non è mai stato un buon momento per essere in fanteria, ma oggi le condizioni sono particolarmente miserevoli. Nella “kill zone” creata dai droni di entrambi gli schieramenti nell’Ucraina orientale, il rischio di ritrovarsi in un micidiale videogioco è costante. A febbraio i soldati ucraini che cercavano di raggiungere i pochi commilitoni ancora dentro Myrnohrad, una cittadina dell’oblast di Donetsk, sapevano che i droni russi, pilotati da operatori ben nascosti, rendevano impossibile usare veicoli. Dovevano infiltrarsi a piedi attraverso i boschi. Potevano volerci settimane. Forse non avrebbero potuto uscirne per mesi.
Gli effetti possono durare anni. I soldati rientrati dal fronte tengono le finestre coperte e le luci basse anche quando sono a centinaia di chilometri dalla zona di combattimento. A causa di quella che gli psicologi definiscono ipervigilanza e iperattivazione, il semplice ronzio di un drone può scatenare paura e senso di impotenza. Quando camminano guardano di continuo verso l’alto.







