HomeEconomiaNel lavoro ai tempi dell’AI la chiave di tutto è divertirsiImpara l’arte e cerca di capire a cosa si collega. Il detto, oggi, dovrebbe cambiare così. Lo dice Arturo Artom,...Arturo Artom, imprenditore e autore del saggio «La nuova intelligenza»Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciImpara l’arte e cerca di capire a cosa si collega. Il detto, oggi, dovrebbe cambiare così. Lo dice Arturo Artom, uno che di connessioni se ne intende, e così pure di innovazione, se è vero che nel 1993 fu il primo a fondare in Italia un’azienda di telecomunicazione, sfidando il monopolio di Sip e dando avvio, di fatto, alla liberalizzazione del settore. L’arte, dunque. Intesa come il sapere e quindi le nostre competenze. È l’oggetto di un saggio che Artom ha appena pubblicato per Piemme e che si intitola ‘La nuova intelligenza’.

Alla base del libro c’è una domanda dirompente: e se i giovani di oggi che scrollano tutto il giorno, saltano da un’informazione all’altra come palline da ping-pong e non seguono un percorso lineare, forse non sbagliano. Forse è un processo evolutivo, giusto o sbagliato che sia, ma che permette loro di essere più competitivi in questo mondo. È un muro di Berlino che crolla, portandosi con sé una dopo l’altra le nostre certezze: essere i migliori non serve, oggi vince chi sa fare connessioni. Studiare, studiare, studiare? Utile, ma il vero vantaggio lo dà avere la capacità di fare collegamenti. Bravissimi? Ma perché: a fare le cose alla perfezione ci pensano le macchine, c’è già l’intelligenza artificiale. Oggi il vero vincente non è il bravissimo nel suo campo, ma il bravino, poiché raggiunge la sufficienza in più settori possibile. Rigore? No, vorrebbe dire rigidità.