PADOVA - Non è un “no” ma gli assomiglia. Se il nome di Roberto Marcato come candidato sindaco di Padova del centrodestra ha fatto (apparentemente) meno fatica rispetto al previsto ad imporsi nella sua Lega, gli ostacoli potrebbe trovarli strada facendo e tra gli alleati. È da Fratelli d’Italia e Forza Italia che arriva infatti una brusca frenata. A rimescolare il mazzo contribuiscono sicuramente l’esito un po’ a sorpresa delle elezioni di Venezia e il fatto che tra un anno si voti anche a Verona, Belluno e Chioggia. Quattro città da dividersi, prima che da contendersi.
Il commissario veneto del Carroccio Andrea Tomaello, dalle colonne del Gazzettino di ieri, aveva avvisato i naviganti: «Entro fine giugno ci riuniremo attorno ad un tavolo e la Lega porterà Roberto Marcato per Padova». L’invito è arrivato dopo il benestare di tutto il partito, a cominciare dal presidente della Regione Alberto Stefani, dal suo predecessore Luca Zaia, fino al leader Matteo Salvini e a qualche “nemico” interno come Massimo Bitonci. Ma a quel tavolo potrebbero restare seduti tutti molto a lungo, perché in coalizione sembrano avere altri piani e non gradire fughe in avanti. In più, il nome dell’ex assessore regionale non sembra convincere tutti. Così come i tempi dettati proprio da “bulldog” Marcato («o si parte a settembre o mi sgancio» il suo ultimatum). MODELLO VENEZIA A sconvolgere i piani, seppur in positivo per il centrodestra, è stata Venezia. La vittoria quasi inattesa ha reso quello lagunare un modello vincente per il futuro: «Mi pare che il centrosinistra abbia tirato fuori il candidato molto tempo prima e non abbia ottenuto risultati, mentre Venturini fino a due mesi fa non esisteva», evidenzia al Gazzettino Raffaele Speranzon, coordinatore regionale di Fratelli d'Italia. Sul nome di Marcato per Padova, partito in quarta ormai da mesi, Speranzon gela gli entusiasmi del Carroccio: «Non abbiamo e non dobbiamo avere fretta. Cercheremo anche dentro il nostro partito le proposte e al momento opportuno, sicuramente dopo l’estate, le porteremo al tavolo. Per Padova serve un profilo che sappia governare e abbia un vero consenso. Ma serve trovarlo ascoltando tutti, a cominciare dalle realtà produttive e dal mondo associativo. E poi sono scettico sulle autocandidature». Tradotto: se ne riparla con la nebbia fitta. O addirittura a ridosso dei gazebo: «Settembre è presto – prosegue Speranzon –. È possibile che la decisione arrivi anche a febbraio. I partiti devono ascoltare Padova e io non partirei mai con un nome già da adesso». E poi ci sono i dubbi su Marcato in persona: «Marcato dev'essere esplorato e quando si è espresso sul nostro partito non è mai stato particolarmente gentile e carino in questi anni – evidenzia il coordinatore del partito della premier, Giorgia Meloni –. Umanamente mi è simpatico, ma non basta. Noi abbiamo sicuramente profili all'altezza, ma non serve solo saper governare, serve anche il consenso del 50+1 dei padovani. È una sfida difficile, visto com'è andata in questi anni, però Padova si può vincere, è meno di sinistra di Venezia». IL MANUALE CENCELLI Da Forza Italia invece il concetto da manuale Cencelli è più chiaro. E almeno sui tempi, Marcato trova sponda: «Su quello stiamo con la Lega, serve muoversi presto – risponde il coordinatore e segretario regionale di Forza Italia, Flavio Tosi –, ma in questi casi decide anche la politica nazionale. Ovviamente noi puntiamo ad un accordo veneto. Dopo l’estate serve partire con la campagna elettorale, perché il modello Venezia, con il candidato all’ultimo momento, ha funzionato con Venturini che era formidabile». Ma Forza Italia non vuole fare da spettatrice e avvisa su come Padova faccia parte di un "pacchetto": «Arriveremo a quel tavolo con i nostri nomi anche per Verona, Belluno e Chioggia – spiega Tosi –. Non si tratta di fare la politica del carciofo e dividersi le città, ma di proposte che abbiano un equilibrio complessivo. Per Padova io incontrerò personalmente i nostri dirigenti e proveremo a fare un nome. Dobbiamo essere in grado di farlo». A differenza di Speranzon, Tosi liquida le vecchie ruggini con Marcato. Quando fu espulso dalla Lega nel 2015, Marcato fu tra i più duri nei confronti dell'ex sindaco di Verona: «I permalosi in politica non vanno da nessuna parte. Oggi ho un ottimo rapporto con Roberto Marcato».








