PADOVA - C'è il battesimo anche di Mario Conte e l'inizio di un insolito asse Padova-Treviso. Che Roberto Marcato le sfide non le aspetti, ma se le vada a cercare non è più un mistero. Dopo qualche naso storto, un po' di spallucce e qualche timido "sì", un po' alla volta il via libera alla spontanea candidatura alla corsa da sindaco di Padova è stato sdoganato. A togliere il velo era stato il presidente della Regione e vicesegretario della Lega Alberto Stefani, che pubblicamente aveva elogiato l'attuale consigliere regionale Marcato ed una sua eventuale discesa in campo, rimettendo però tutto nelle mani delle segreterie dei partiti. Dopo di lui, alla spicciolata, un po' tutti hanno iniziato a condividere l'ipotesi, compreso qualche "nemico" interno e gli scettici, immortalati in foto con lui il primo aprile.

«Altissima esperienza» Ieri è arrivato anche il sostegno di Mario Conte, pezzo grosso del Carroccio, sindaco di Treviso e presidente di Anci Veneto: «Roberto Marcato è un profilo di altissima esperienza, un grande appassionato di politica e della città di Padova – le parole di Conte –. È una persona che ovunque sia stato impiegato ha lavorato in modo estremamente virtuoso e ha ottenuto dei risultati importanti». Una benedizione pesante che però atterra su un terreno minato da settimane di tensioni sotterranee e strategie. Perché la partita per la successione a Sergio Giordani non è solo una sfida al centrosinistra, ma anche il termometro di una Lega veneta mai così frammentata.Le due Leghe Dietro il muro di compattezza sbandierato dal segretario regionale Alberto Stefani si muove un partito a due velocità: da un lato c'è l'anima territoriale, quella che fa capo ai cosiddetti "padri fondatori" orfani di Bossi e che vede in Marcato l'ultimo baluardo dell'autonomia pura, quella che non vuole farsi fagocitare dai diktat romani. Dall'altro c'è la corrente più allineata al "capitano" Matteo Salvini, che guarda con un po' di sospetto all'iperattivismo di un Marcato che, solo pochi mesi fa, non aveva esitato a definire «un errore» l'appiattimento del partito su posizioni troppo sovraniste.Gli alleati La candidatura a sindaco diventa quindi anche un banco di prova: per Marcato è l'occasione di dimostrare che il "brand" Lega può provare a vincere in una città complessa come Padova, ma a modo suo. Per i suoi detrattori interni, potrebbe essere un modo per allontanare da Venezia un consigliere regionale a volte scomodo. Poi c'è da capire cosa vorranno fare Fratelli d'Italia e Forza Italia, che finora hanno speso parole dolci per Marcato, che però non condivide pienamente tutte le politiche del governo Meloni, ma soprattutto ha lanciato l'ultimatum per settembre. «Come ha detto anche Stefani, sarebbe un ottimo candidato – chiude Conte – quindi sarei pronto a sostenerlo. Poi ovviamente starà alle segreterie scegliere. Però lui è affascinato e animato dalle sfide, quindi se gli verrà proposto di candidarsi sindaco, sono sicuro che darebbe il 200% per vincere e vincere sarebbe nelle sue corde».Roberto Marcato candidato sindaco, i primi sì di meloniani e alleati di centrodestra