PADOVA - Il dado non è per niente tratto. Ma quando sarà il momento di farlo, toccherà ad Alberto Stefani. Molto probabilmente sarà il neopresidente della Regione a decidere il nome del centrodestra da mandare in campo tra 14 mesi, con l'obiettivo di cambiare il colore di Palazzo Moroni. Subito dopo il referendum del 22 e 23 marzo, i partiti si riuniranno attorno ad un tavolo per stringere il patto per Padova 2027: salvo sorprese, Fratelli d'Italia si giocherà le chance a Vicenza nel 2028 e a Verona (prossimo anno), mentre la Lega potrà giocarsi la partita padovana ed esprimere il candidato per il post-Giordani.

Questo rimetterà il mandato direttamente nelle mani di Stefani, in veste però di segretario regionale e vice del federale del partito, anche se dovesse dimettersi da questa carica. Sarà quindi lui a scegliere chi mandare al fronte e non i "colonnelli" del Carroccio. E lo farà con i suoi metodi, senza imporlo e ascoltando tutti. Non sarà Massimo Bitonci, protagonista in campo delle ultime tre battaglie del centrodestra e tra i più potenti esponenti del partito in Veneto. L'ex sindaco, parlamentare e sottosegretario, oggi assessore regionale della giunta Stefani, si è detto disponibile a dare una mano, ma non da protagonista e senza porre veti, pur volendo far valere il peso di essere stato l'unico del centrodestra ad aver vinto a Padova negli ultimi 25 anni. «La Lega ha già cominciato a ragionare e non si farà trovare impreparata - rivela la segretaria cittadina del Carroccio, Federica Pietrogrande -. Chiuso il referendum partiremo con il coinvolgimento della cittadinanza e la stesura del programma elettorale. Sicuramente stavolta dobbiamo arrivare pronti». Finora l'unico nome emerso è quello di Roberto Marcato, che da tempo ha alzato mano per offrirsi volontario. All'interno del partito la sua autocandidatura però non è piaciuta a tutti, sia perchè considerata una fuga in avanti, sia perchè accompagnata subito dalle polemiche.