Non una resa, ma la forma più avanzata di cura, che della cura esprime il senso più profondo. Quella che non può guarire, ma che per questo continua a curare: fino all’ultimo istante. Questo è il valore delle cure palliative: garantire a persone con malattie terminali la miglior qualità di vita finché c’è vita. E cioè il giusto sollievo e la protezione della propria dignità, alleviando il dolore e al contempo sostenendo le famiglie che si preparano al distacco. In Italia, di questa speciale forma di assistenza si parla solo dalla fine degli anni Settanta. «Grazie all’intuizione di Virgilio Floriani e all’esperienza pionieristica avviata all’Istituto dei Tumori di Milano», racconta, con orgoglio, Francesca Crippa Floriani, Vicepresidente della Fondazione Floriani ETS, nata 50 anni esatti fa grazie all’impegno del suocero. Da allora, il movimento delle cure palliative ha cambiato il rapporto con il fine vita, ha contribuito alla nascita di organizzazioni come Vidas e Fondazione Gigi Ghirotti e ha portato, nel 2010, alla Legge 38 che riconosce le cure palliative come un diritto per tutti i cittadini italiani.

In una società che tende appena può a rimuovere “dall’inquadratura” la fragilità, la sofferenza e la morte, molti pregiudizi resistono. Di qui l’impegno della Fondazione, insieme a medici, operatori e famiglie, per affermarlo e ribadirlo: accompagnare qualcuno fino alla fine non significa solo dargli sollievo dal dolore ma restituirgli vita, fino all’ultimo giorno.