Sconfessa il ministro Adolfo Urso sull’obiettivo di produrre un milione di veicoli in Italia entro il 2030. Fa un passo indietro sul target di 100mila auto da assemblare a Mirafiori: “Dipende dal mercato”. Si rivende il progetto E-car di Pomigliano d’Arco e la nuova Alfa Romeo a Melfi come un rafforzamento del Piano Italia del 2024, ma non è vero. E promette che i tagli alla capacità produttiva installata – quindi una riconversione delle fabbriche o – prevista dalla strategia dell’ad Antonio Filosa non riguarderà l’Italia.
Non passa giorno senza che Stellantis non si produca in una nuova acrobazia per tenere in piedi il racconto che vedrebbe il “cuore” dell’azienda a Torino e nelle altre fabbriche del Paese. Finendo, tuttavia, per contraddirsi. Basta rimettere insieme le tessere del puzzle, passate e presenti. Il ruolo di front-man, questa volta, spetta a Emanuele Cappellano, responsabile Europa Allargata. Tocca a lui annunciare che “non abbiamo mai ufficializzato l’obiettivo di un milione di veicoli da produrre in Italia”. Insomma: il sogno di Urso può andarsi a far benedire e, soprattutto, quella promessa del ministro è stato un bluff. Cappellano riduce di molto il perimetro delle aspettative: “Nei primi mesi del 2026 la produzione è stata più alta dello stesso periodo del 2025. Speriamo di continuare con questo trend”. Non ci vorrà molto, visto che lo scorso anno è stato il peggiore nella storia del settore automotive in Italia dal 1954 con appena 215mila auto assemblate.














