Dopo il rumoroso silenzio dell’ad di Stellantis, Antonio Filosa, sul futuro di Mirafiori durante l’Investor Day della scorsa settimana a Detroit, a delineare gli scenari per lo stabilimento è stato Emanuele Cappellano, responsabile Europa del gruppo. Indicazioni che, però, deludono chi sperava nell’assegnazione di un nuovo modello. Per Mirafiori, almeno per ora, non ci saranno cambiamenti sostanziali: «La missione produttiva resta quella attuale, poi vedremo se ci saranno ulteriori sviluppi. Al momento confermiamo il piano previsto e la continuità produttiva della 500 elettrica e della 500 ibrida». Nessun nuovo modello a Torino Nello stabilimento torinese non arriverà dunque nessuno dei 60 nuovi modelli annunciati dal gruppo, né dei 50 restyling previsti. Cappellano ha comunque assicurato che «non ci sarà alcuna riduzione della capacità produttiva». Più incerto, invece, il traguardo delle 100 mila Fiat 500 entro fine anno, tra versione elettrica e ibrida: «Dipende dalla dinamica del mercato. Non so dire se raggiungeremo l’obiettivo». Il futuro di Mirafiori La prospettiva di Mirafiori passa sempre più dalla diversificazione delle attività industriali, in un modello in cui la costruzione di automobili non rappresenta più l’unico fulcro dello stabilimento. Mirafiori, ha specificato Cappellano, «non è semplicemente una linea di produzione di un modello, ma un hub con circular economy, battery tech hub, cambi eDCT per l’Europa (a doppia frizione, ndr) e l’headquarter europeo, con la palazzina centrale che dovremmo riaprire dal 2027». La risposta del sindacato Secondo Rocco Cutrì, segretario generale della Fim-Cisl Torino e Canavese, e Igor Albera, segretario responsabile del settore auto Torino, l’obiettivo delle 100 mila unità della 500 «è apparso fin da subito legato a un’aspettativa piuttosto ottimistica», anche perché «il personale è limitato e strutture e impianti sentono il peso degli anni: per questo abbiamo chiesto di valutare l’assegnazione di un secondo modello». Lapidaria la posizione della Fiom-Cgil. «Le parole di Cappellano non ci sorprendono: confermano che a Mirafiori non c’è nulla» dichiarano Edi Lazzi, segretario generale della Fiom Torino, e Gianni Mannori, responsabile di Mirafiori. E sul target delle 100 mila 500 aggiungono: «È evidente che le stime dovranno essere riviste al ribasso di circa il 40%. A questo si aggiunge che, ad oggi, non sono previsti modelli aggiuntivi né nuovi investimenti destinati alle Carrozzerie». Una combinazione che, secondo le tute blu della Cgil, «può portare al tracollo dell’industria dell’auto in tutto il territorio piemontese e di tutto ciò che le ruota attorno». Governo, Regione e Comune sotto accusa Attacco anche al governo, «il cui silenzio pesa come un macigno», così come a Regione e Comune, «che sembrano non accorgersi della drammatica situazione del territorio, senza nemmeno provare a richiamare Stellantis alle proprie responsabilità o favorire l’arrivo di nuovi costruttori». Del gruppo, che il 15 giugno incontrerà i sindacati, ha parlato anche il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ieri a Torino per il congresso nazionale della Uiltucs: «Chiediamo un piano industriale che tuteli e investa in Italia prima che altrove». Byd e gli stabilimenti europei Intanto l’ex manager Fiat Alfredo Altavilla, oggi advisor europeo del gruppo cinese Byd, ha confermato che il costruttore di Pechino sta valutando opportunità produttive in tutta Europa, senza escludere investimenti in fabbriche già esistenti. «Siamo interessati a qualsiasi impianto in Europa, appartenente a qualsiasi casa automobilistica. Potrebbe trattarsi anche di Cassino o Mirafiori». Parole che, al momento, suonano più come una provocazione che come uno scenario industriale concreto. Difficile immaginare, infatti, che Stellantis possa rinunciare allo stabilimento simbolo della propria storia, anche alla luce degli investimenti avviati per la riqualificazione della storica palazzina.