Il Sudamerica, ma soprattutto il Brasile. È lì che si incrociano due storie di Cosa nostra: da una parte gli affari di Giuseppe Calvaruso, lo «Gnometto», ex reggente del mandamento di Pagliarelli, che avrebbe spostato e «ripulito» il denaro della mafia oltreoceano; dall’altra le dichiarazioni dell’imprenditore bagherese Giuseppe Bruno sui traffici di droga legati a Matteo Messina Denaro. La posizione di Bruno era stata stralciata: oggi il suo nome torna nella veste di collaboratore di giustizia, detenuto in Brasile e ammesso al programma provvisorio di protezione in Italia. Le sue dichiarazioni, per i magistrati, saldano il capitolo brasiliano con la rete trapanese che faceva capo al boss di Castelvetrano, morto nel 2023 in ospedale per un tumore al colon.Intanto nel processo sugli investimenti tra Sicilia e l’area del Rio Grande do Norte sono arrivate le condanne: 12 anni sono stati inflitti a Calvaruso, 10 anni e 8 mesi sono andati al suo braccio destro Giovanni Caruso e 8 anni a Rosa Anna Simoncini, madre di Bruno, che avrebbe fatto da corriere, portando dal Brasile le banconote nascoste dentro gli indumenti intimi. Dagli anni 2000 quella regione brasiliana è al centro di investimenti da parte di imprenditori spagnoli, portoghesi e italiani, impegnati nella costruzione di resort e hotel simili a quelle già esistenti sulle spiagge del Mediterraneo. Dal Paese sudamericano il riciclaggio sarebbe stato compiuto attraverso decine di società che avevano sede in varie parti del mondo, dalla Svizzera a Singapore.Meccanismi complessi e difficili da ricostruire, rimessi insieme dal Gico della Guardia di finanza sotto il coordinamento del pm La Chioma e della Direzione distrettuale antimafia. Secondo gli investigatori si sarebbe trattato di investimenti per qualcosa come 50 milioni di euro e a muoversi in questo senso sarebbero stati Calvaruso-Gnometto e Bruno. Soldi che generavano soldi, rimessi nel circuito dell’economia legale puntando anche su strutture siciliane, e alimentati dagli incassi delle estorsioni che Calvaruso sarebbe riuscito a gestire dal Brasile fino al 2021, quando, di ritorno in Sicilia, venne arrestato all’aeroporto Falcone Borsellino, nel giorno di Pasquetta.