Rispunta la massoneria nella rete di faccendieri e soci occulti di Matteo Messina Denaro. E ritornano anche le belle signore. Il tallone d’Achille del boss. Il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, lo aveva detto chiaro giovedì in conferenza stampa: «C’è ancora molto da scoprire. E lo scopriremo». Non sarà solo una caccia al tesoro. Ma anche all’uomo (e alla donna). Nei verbali di uno dei nuovi collaboratori di giustizia spuntano un Mr e una Miss X. Gli investigatori potrebbero essere già al lavoro per dare un volto e un nome a questi personaggi che avrebbero supportato il defunto boss di Castelvetrano nelle sue attività illecite.
Giuseppe Bruno, figlio dell’imprenditore che aveva legami strettissimi con la famiglia mafiosa di Bagheria, avrebbe avuto accesso diretto alle informazioni su Messina Denaro grazie al rapporto con Mimmo Scimonelli, considerato il bancomat del latitante. Lo stragista, morto ormai tre anni fa, sarebbe entrato in affari con i calabresi per importare la cocaina dal Sudamerica. Quando i pm della Dda di Palermo mostrano la foto di Giacomo Tamburello - il narcos che avrebbe aiutato Messina Denaro a creare un tesoro oltreoceano - al pentito Bruno, quest’ultimo non vacilla. E comincia a vuotare il sacco: «Riconosco il nome, l’ho conosciuto in occasione di un incontro che ho avuto a Mazara del Vallo con Filippo Guttadauro nel retrobottega di una tabaccheria di un loro amico, basso di statura, di cui non ricordo il nome. Il periodo era all’incirca l’inizio del Duemila. In quell’occasione Tamburello mi fu presentato».
















