«Anche in questa indagine c'è la riprova che le intercettazioni non possono immaginarsi in un solo procedimento. Nelle indagini attuali abbiamo recuperato una conversazione intercettata diversi anni fa, in cui si parlava proprio di una parte di denaro che serviva a finanziare un’attività, in quel caso medica, di quello che all’epoca era il latitante Messina Denaro». Lo ha detto il capo della procura di Palermo, Maurizio de Lucia, a margine della conferenza stampa sull'operazione che ha consentito di sequestrare beni e società per circa 200 milioni di euro. «Noi sappiamo, ed è confermato dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia - ha aggiunto - che tutte le attività nell’area trapanese sono in qualche modo monitorate da Cosa nostra e che il 10% di queste attività è spettanza diretta della famiglia Messina Denaro».